La crisi tra economia reale e spread

Ormai sono passati quasi due anni da quando la crisi economica si è palesata in tutta la sua gravità, inghiottendo l’Italia in una spirale recessiva da cui tutt’oggi sembra difficile uscire.

I dati rilasciati dalle istituzioni estere non confortano i cittadini infatti se da una parte gli italiani vengo indicati come più ricchi rispetto ad altri cittadini UE , non è da sottovalutare il confronto tra economia virtuale e reale.

 

Sin dagli inizi di questo periodo buio si è fatto un gran parlare di tre termini: Spread, PIL, agenzie di rating. Lo spread è indice differenziale tra il valore di titoli di stato decennali. Il confronto operato prima con la Germania, e recentemente anche con la Spagna, è basato dunque su “moneta virtuale” non tenendo conto di quello che è il reale valore del denaro; infatti il conseguente aumento dell’inflazione ha portato quale inevitabile conseguenza un calo del potere d’acquisto dei salari che (come ERRONEAMENTE già avvenuto al momento del passaggio da Lira ad Euro) non hanno avuto un adeguamento.

Alla luce di un andamento non costante dello Spread e dell’inflazione, nonché di un declassamento dell’Italia secondo le agenzie di rating (tra l’altro agenzie private) , il PIL per il 2013 è dato in caduta libera.

Ciò rende l’idea di come seguire le indicazioni, offerte da questi strumenti virtuali, non abbia fatto che peggiorare il panorama economico reale creando un impoverimento generalizzato del ceto medio, su tal fronte auspichiamo la cittadinanza tutta possa prima o poi godere di istituzioni al suo servizio attaccate più ai problemi concreti che ad indici la cui inaffidabilità è comprovata, su tale scia pubblichiamo un discorso che nel marzo 1968 Robert Kennedy, rivolgendosi al popolo degli Stati Uniti, pronunciò suscitando l’interesse del mondo intero:

« Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l'anno, ma quel PIL - se giudichiamo gli USA in base ad esso - quel PIL comprende l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile diWhitmane il coltello diSpeck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l'allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l'acume dei nostri dibattiti politici o l'integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull'America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani. »

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